Microstock Armageddon ? (IT version)

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Trovate la vostra nicchia(e)!

Ho come l’impressione che Shutterstock abbia dato una spallata fatale al mercato delle foto microstock con un azione (unilaterale) che ha indignato non pochi contributors, facendo drasticamente scendere le royalties a 10 cents/foto, promettendo di più a chi galoppa per fornire più foto e vendite, per ricominciare però tutto daccapo a 10 cents l’anno successivo. E così via.
Temo purtroppo che si sia trattato di una mossa lungimirante: hanno capito che i tempi erano maturi e quindi deciso di arraffare quanto più possibile prima di chiudere.
Date un’occhiata in giro: si moltiplicano rapidamente siti che offrono high-res foto free molte delle quali bellissime. Tutti possono ormai contribuire con foto decenti da smartphone. Non occorre neanche sfoderare esperienza e capacità quando la macchina ne possiede per conto vostro.
Che fare?
Vedo due possibilità:
1. (business is business) buttarsi allo sbaraglio, caricare tutte le stesse foto sui siti che vendono almeno un po’ e offrono royalties non oltraggiose e sperare.
Ho una controindicazione in merito a questa decisione. Già un paio di anni fa, avendo delle immagini best-sellers di nicchia, le ho ritirate quasi del tutto (si lascia un filo di Arianna, no?) dai siti che pagavano di meno. Il risultato è stato eclatante: un immediato boom di vendite più che raddoppiate in Alamy ed Adobe, che cresce e continua tuttora.
Ho capito che non dovevo essere io il mio cheap competitor. 123Rf mi ha contattato poichè un cliente voleva acquistare un’immagine che avevo cancellato e ho spiegato il mio problema. Sorprendentemente mi hanno detto che capivano benissimo il mio punto di vista.

2. prendere atto che le cose cambiano senza mugugnare troppo e fare un po’ di piani. Lasciare e caricare le foto sui siti microstock che vi danno affidamento, ma tenere da parte quelle che sono i vostri punti di forza e trovare altre maniere di monetizzarle.

Considererei anche l’idea di un sito-agenzia personale, non importa se self-maintained o ospitato contro una quantità modesta di vile denaro (ce ne sono, ve ne parlo la prossima volta). Se non altro potrebbe essere una show-room per le immagini più belle che pensate non valga la pena di dar via per poco.

Non mi parebbe affatto strano infatti che ci fosse un riflusso verso più nicchie curate contro il calderone di massa.
Sono anch’io un’acquirente di microstock per conto dei miei clienti web. Mi rendo conto di fare esattamente come dicono le statistiche di chi acquista microstock: la stragrande maggioranza non va oltre la seconda pagina offerta dai motori di ricerca locali, poi si stufa.
E le decine di milionate di immagini stivate nelle agenzie? Restano là, morte.

Inutile dire che ormai vendere appare sempre più come vincere un modesto premio nella lotteria organizzata dalle search engines: in parte random, in parte influenzate da “opportunità contingenti”, in piccola parte basata effettivamente sul keywording.

Mi chiedo che senso abbiano queste quantità inverosimili di foto, quando qualche migliaio di immagini di qualità, ben selezionate e presentate come si deve possono veramente fare la differenza.

Stock images: è giunto il momento del sito personale?

Mishmash objects with statue by Luisa Fumi.

Riflessioni sul microstock

Stato dell’ arte

Frequento non proprio ogni giorno ma quasi il forum microstockgroup popolato dai fotografi che contribuiscono con le loro immagini alle più conosciute agenzie di microstock. Così, per sentire il polso della situazione. Per lo più ne escono alti lai sul deterioramento della professione e sulle percentuali delle royalties sempre in diminuzione.
E’ vero, per i contributors la crisi c’è ed è in un buco nero.
Complice la diffusione di macchine fotografiche e smartphones sempre più perfezionati, il mercato è inflazionato: l’ offerta è enorme, di qualità da sufficiente a eccelsa. Le agenzie ne approfittano, i compensi calano. La concorrenza fra le agenzie stesse sembra sempre più spietata e le più piccole soccombono.

A cosa servono 100 milioni di immagini?

Le agenzie ora possono contare su perlomeno diecine di milioni di immagini.
Ma siamo sicuri che la scelta del cliente funzioni al top?
Come si fa ad arrivare all’immagine “giusta” se le statistiche dicono che la maggior parte degli utenti in una ricerca non va oltre la prima pagina o al massimo guarda le prime tre?
Sembra che le agenzie per non fare uscire sempre le stesse immagini in una data ricerca le ruotino, in parte random, in parte seguendo criteri che vengono aggiustati di volta in volta.

Mi chiedo se valga la pena di sprecare tanto tempo nel keywording che è la parte più noiosa dell’image processing. Ma soprattutto: che senso ha per un’agenzia possedere tante immagini se poi è come se ne avesse solo qualche migliaio da far vedere ?
Mi domando se non siamo anche qui in un buco nero di crisi.

Una via d’uscita

Forse è giunto il momento di rispolverare con altri criteri il sito personale, dove il fotografo vende da solo le proprie immagini.
Non un sito generico però, altrimenti ci confonderemmo con le piccole agenzie che hanno già vita difficile.
Un sito monografico su un argomento di interesse piuttosto ampio, che possa contenere qualche migliaio di immagini, ben studiato, diviso magari in gallerie secondo sub-categorie, facile da sfogliare dagli appassionati del genere: da chi cerca ad esempio immagini di sport, di difesa personale o alpinismo, di una certa regione Europea alquanto turistica, uno stile di vita vegano, concerti rock, energie sostenibili e altri temi molto attuali oppure un po’ retro tipo steampunk.
Magari aggiungendoci vicino un blog, che male non fa.
Pensate un po’ alle vostre passioni, a cosa vi piace fotografare di più: nel vostro cassetto (digitale) sono sicura che avete immagini in quantità.
In questa maniera le tanto sudate keywords estratte e divenute tags delle vostre pagine non vengono sprecate ma verranno usate da Google (o ancora meglio da Duckduckgo) per far trovare nelle ricerche proprio le vostre foto.
Parola mia, provato sulla mia pelle e funziona! 😀

Le vostre 2000 – 4000 immagini abilmente presentate e SEO ottimizzate possono farsi valere tutte e piazzarsi bene da sole con i motori di ricerca.

E poi perchè limitarsi ad un unico sito monografico? Sulla falsariga del primo potete crearne altri.
Coraggio, che forse una via di uscita c’è.

Dopotutto non occorre attirare milioni di visitatori e spendere follie in pubblicità quando ci si può permettere di tenere tutto il ricavato.

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