Artist marketplace – Un idea nuova

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E’ da un po’ che mi rigiro in mente diverse domande con inquietudine:
cosa fare se le altre agenzie seguono l’esempio di Shutterstock, trattando i contributors da pezzenti?
come mai un’agenzia “buona” come Picfair non vende, pure avendo magnifiche foto ?

So cosa vuol dire mettere su un sito tipo agenzia di fotostock. Pur risolvendo con successo tutti i problemi inerenti al suo funzionamento la conduzione è costosa in termini di server e in tempo per l’ automazione e aggiornamento.

No, credo che la ripetizione di un’ agenzia – con le piccole esistenti che già arrancano – non sia la soluzione. Ci vuole un’idea nuova che possa attrarre chi cerca una o più foto con specifici requisiti.
Lo spunto me lo ha dato Alex Rotenberg durante il Shutterstock boycott quando dice che un cliente di punto in bianco si è messo in contatto con lui.

Perchè non mettere direttamente in contatto il cliente con i contributors saltando le agenzie?
Basterebbe un sito no profit molto semplice e affatto costoso che si presenti come una cooperativa di artisti (illustrazioni, foto, videos), in cui un cliente può fare una richiesta in dettaglio su cosa cerca. Il messaggio viene messo su una board mentre la richiesta parte per email a tutti i contributors.
Chi ha qualcosa che corrisponde ai desideri del richiedente (es. bambino che gioca in una pozzanghera) risponde con una o più immagini con watermark su una pagina apposita a cui ha accesso il cliente.
Questa sarebbe veramente la grossa novità: una risposta mirata “umana”, niente AI, niente 300 foto di una pozzanghera solitaria in un parco da diverse orientazioni. Niente tempo consumato in keywords (come le odio!)

Per i prezzi al cliente si può vedere: prezzo fisso, due fasce di prezzi di cui una premium, a contrattazione privata… è tutto da decidere. Sono regole della cooperativa che devono venire messe in chiaro precedentente. Sono importanti, perchè chi sgarra o non è leale viene messo alla porta.

Il sito sarebbe alquanto semplice, non richiederebbe prestazioni particolari dal server, nè grandi quantita di memoria da gestire. Le uniche spese sarebbero:

  • affitto annuale (poco),
  • spese di manutenzione software (poco se fatta di routine, ma va assolutamente fatta con cadenza settimanale per aggiornare il software e anche per prevenire malware e hackeraggio),
  • spese di design iniziale e eventuali sviluppi se la cosa ha successo (contenute).

Dopo prima vendita personale gli artisti contribuiscono alle spese (gestione trasparente!) con pochi dollari all’anno se si tratta di almeno 1000 – 1500 artisti che aderiscono all’idea.

Ci sarebbe una pagina che descrive la storia della coop, con un bel nome tipo “i fuoriusciti di Shutterstock” e qualche galleria ‘curata’ di foto monografiche su argomenti di attualità tipo quelle di photocase (https://www.photocase.de/) che mi piacciono molto.

Nessuna percentuale sulla vendita.
Massima pubblicità alle vendite condotte con successo.
Nessuna esclusiva a priori, ma può far parte della trattativa col cliente.

Tutto da discutere nei dettagli, la mia è una pietra buttata nello stagno, vediamo se fa cerchi…

Stock images: è giunto il momento del sito personale?

Mishmash objects with statue by Luisa Fumi.

Riflessioni sul microstock

Stato dell’ arte

Frequento non proprio ogni giorno ma quasi il forum microstockgroup popolato dai fotografi che contribuiscono con le loro immagini alle più conosciute agenzie di microstock. Così, per sentire il polso della situazione. Per lo più ne escono alti lai sul deterioramento della professione e sulle percentuali delle royalties sempre in diminuzione.
E’ vero, per i contributors la crisi c’è ed è in un buco nero.
Complice la diffusione di macchine fotografiche e smartphones sempre più perfezionati, il mercato è inflazionato: l’ offerta è enorme, di qualità da sufficiente a eccelsa. Le agenzie ne approfittano, i compensi calano. La concorrenza fra le agenzie stesse sembra sempre più spietata e le più piccole soccombono.

A cosa servono 100 milioni di immagini?

Le agenzie ora possono contare su perlomeno diecine di milioni di immagini.
Ma siamo sicuri che la scelta del cliente funzioni al top?
Come si fa ad arrivare all’immagine “giusta” se le statistiche dicono che la maggior parte degli utenti in una ricerca non va oltre la prima pagina o al massimo guarda le prime tre?
Sembra che le agenzie per non fare uscire sempre le stesse immagini in una data ricerca le ruotino, in parte random, in parte seguendo criteri che vengono aggiustati di volta in volta.

Mi chiedo se valga la pena di sprecare tanto tempo nel keywording che è la parte più noiosa dell’image processing. Ma soprattutto: che senso ha per un’agenzia possedere tante immagini se poi è come se ne avesse solo qualche migliaio da far vedere ?
Mi domando se non siamo anche qui in un buco nero di crisi.

Una via d’uscita

Forse è giunto il momento di rispolverare con altri criteri il sito personale, dove il fotografo vende da solo le proprie immagini.
Non un sito generico però, altrimenti ci confonderemmo con le piccole agenzie che hanno già vita difficile.
Un sito monografico su un argomento di interesse piuttosto ampio, che possa contenere qualche migliaio di immagini, ben studiato, diviso magari in gallerie secondo sub-categorie, facile da sfogliare dagli appassionati del genere: da chi cerca ad esempio immagini di sport, di difesa personale o alpinismo, di una certa regione Europea alquanto turistica, uno stile di vita vegano, concerti rock, energie sostenibili e altri temi molto attuali oppure un po’ retro tipo steampunk.
Magari aggiungendoci vicino un blog, che male non fa.
Pensate un po’ alle vostre passioni, a cosa vi piace fotografare di più: nel vostro cassetto (digitale) sono sicura che avete immagini in quantità.
In questa maniera le tanto sudate keywords estratte e divenute tags delle vostre pagine non vengono sprecate ma verranno usate da Google (o ancora meglio da Duckduckgo) per far trovare nelle ricerche proprio le vostre foto.
Parola mia, provato sulla mia pelle e funziona! 😀

Le vostre 2000 – 4000 immagini abilmente presentate e SEO ottimizzate possono farsi valere tutte e piazzarsi bene da sole con i motori di ricerca.

E poi perchè limitarsi ad un unico sito monografico? Sulla falsariga del primo potete crearne altri.
Coraggio, che forse una via di uscita c’è.

Dopotutto non occorre attirare milioni di visitatori e spendere follie in pubblicità quando ci si può permettere di tenere tutto il ricavato.

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