Microstock: considerazioni e strategie

DCIM100MEDIADJI_0233.JPG by COPYRIGHT LUISA FUMI.

Shutterstock rappresentava una parte non dominante dei miei proventi stock.

E’ stato però il sassolino che ha fatto franare la montagna: il mercato micro ne è stato rivoluzionato: ora con molta offerta gratuita o semi gratuita (come quella attuale di Shutterstock) è più difficile pensare al micro come una fonte di guadagno.
Che fare?
Pur essendo per me un part-time job per passione, sono corsa ai ripari con lo scopo a questo punto non di aumentare i miei guadagni ma di non perderli.
E ci sono riuscita.
Sono partita da un’analisi della mia situazione:
il mio income veniva essenzialmente nell’ordine da Adobe, Alamy, Istock e Shutterstock.

Le altre entità (Dreamstime ecc, ) sono state purtroppo sempre trascurabili in questo gioco, non un importo mensile regolare.

Le cose fatte in successione:

  1. non competere con me stessa: ho diversificato l’offerta, falciato sistematicamente le piccole agenzie delle immagini con maggiore potenziale di vendita dove attualmente continuo ogni tanto a caricare immagini “generiche” magari utili ma non particolarmente “belle” (food, paesaggi, animali, natura ecc.), in primis su Dreamstime e Canstock da dove arriva più qualche dollaro che cents per singole vendite.
  2. Ho preso il coraggio di chiudere il mio account su Istock. Non ci caricavo immagini da tempo anche se avevo tuttora una buona entrata regolare. Guardando come erano distribuiti questi dollari, la maggior parte delle immagini andavano via a pochi centesimi, meno che con il Shutterstock odierno, ma nessuno (o quasi) l’ha gridato…
  3. Ho lasciato un paio di centinaio di immagini veramente brutte su Shutterstock, cancellando a una a una le altre. La più bella rimasta è una montagnola di carta igienica scattata per il lockdown.
    Three rolls of soft white toilet paper on a wicker basket by luisa fumi.
    Three rolls of soft white toilet paper on a wicker basket
    Non ho chiuso l’account poichè ero curiosa di vedere come sarebbe andata a finire. Ogni tanto qualcuno mi compra per 10 cents una di queste immagini (sono arrivata a quasi a 3 dollari!) e devo dire che non c’è limite alla bruttezza.

Il risultato è che sono diminuite le vendite piccole ulteriormente ma sono aumentate significativamente le entrate da Alamy e Adobe. L’income mensile viene praticamente solo da queste due agenzie e si è mantenuto stabile sui valori ante Shutterstock compensando non solo le agenzie minori, ma anche la chiusura del mio account Istock .

Non ho guadagnato ma non ho perso, ho spostato. E mi ha fatto sentire molto meglio 😀
Poi mi sono guardata intorno, cercando altre opportunità, dopotutto non si sa cosa di preciso farà Adobe dopo le ultime news. I giochi stanno cambiando ancora, ma non mi fa più paura, posso cambiare le carte in tavola anch’io.

Di questo ve ne parlo in un prossimo post.

Microstock Armageddon ? (IT version)

luisa-photogr1-1000 by .

Trovate la vostra nicchia(e)!

Ho come l’impressione che Shutterstock abbia dato una spallata fatale al mercato delle foto microstock con un azione (unilaterale) che ha indignato non pochi contributors, facendo drasticamente scendere le royalties a 10 cents/foto, promettendo di più a chi galoppa per fornire più foto e vendite, per ricominciare però tutto daccapo a 10 cents l’anno successivo. E così via.
Temo purtroppo che si sia trattato di una mossa lungimirante: hanno capito che i tempi erano maturi e quindi deciso di arraffare quanto più possibile prima di chiudere.
Date un’occhiata in giro: si moltiplicano rapidamente siti che offrono high-res foto free molte delle quali bellissime. Tutti possono ormai contribuire con foto decenti da smartphone. Non occorre neanche sfoderare esperienza e capacità quando la macchina ne possiede per conto vostro.
Che fare?
Vedo due possibilità:
1. (business is business) buttarsi allo sbaraglio, caricare tutte le stesse foto sui siti che vendono almeno un po’ e offrono royalties non oltraggiose e sperare.
Ho una controindicazione in merito a questa decisione. Già un paio di anni fa, avendo delle immagini best-sellers di nicchia, le ho ritirate quasi del tutto (si lascia un filo di Arianna, no?) dai siti che pagavano di meno. Il risultato è stato eclatante: un immediato boom di vendite più che raddoppiate in Alamy ed Adobe, che cresce e continua tuttora.
Ho capito che non dovevo essere io il mio cheap competitor. 123Rf mi ha contattato poichè un cliente voleva acquistare un’immagine che avevo cancellato e ho spiegato il mio problema. Sorprendentemente mi hanno detto che capivano benissimo il mio punto di vista.

2. prendere atto che le cose cambiano senza mugugnare troppo e fare un po’ di piani. Lasciare e caricare le foto sui siti microstock che vi danno affidamento, ma tenere da parte quelle che sono i vostri punti di forza e trovare altre maniere di monetizzarle.

Considererei anche l’idea di un sito-agenzia personale, non importa se self-maintained o ospitato contro una quantità modesta di vile denaro (ce ne sono, ve ne parlo la prossima volta). Se non altro potrebbe essere una show-room per le immagini più belle che pensate non valga la pena di dar via per poco.

Non mi parebbe affatto strano infatti che ci fosse un riflusso verso più nicchie curate contro il calderone di massa.
Sono anch’io un’acquirente di microstock per conto dei miei clienti web. Mi rendo conto di fare esattamente come dicono le statistiche di chi acquista microstock: la stragrande maggioranza non va oltre la seconda pagina offerta dai motori di ricerca locali, poi si stufa.
E le decine di milionate di immagini stivate nelle agenzie? Restano là, morte.

Inutile dire che ormai vendere appare sempre più come vincere un modesto premio nella lotteria organizzata dalle search engines: in parte random, in parte influenzate da “opportunità contingenti”, in piccola parte basata effettivamente sul keywording.

Mi chiedo che senso abbiano queste quantità inverosimili di foto, quando qualche migliaio di immagini di qualità, ben selezionate e presentate come si deve possono veramente fare la differenza.

Artist marketplace – Un idea nuova

stock3 by .

E’ da un po’ che mi rigiro in mente diverse domande con inquietudine:
cosa fare se le altre agenzie seguono l’esempio di Shutterstock, trattando i contributors da pezzenti?
come mai un’agenzia “buona” come Picfair non vende, pure avendo magnifiche foto ?

So cosa vuol dire mettere su un sito tipo agenzia di fotostock. Pur risolvendo con successo tutti i problemi inerenti al suo funzionamento la conduzione è costosa in termini di server e in tempo per l’ automazione e aggiornamento.

No, credo che la ripetizione di un’ agenzia – con le piccole esistenti che già arrancano – non sia la soluzione. Ci vuole un’idea nuova che possa attrarre chi cerca una o più foto con specifici requisiti.
Lo spunto me lo ha dato Alex Rotenberg durante il Shutterstock boycott quando dice che un cliente di punto in bianco si è messo in contatto con lui.

Perchè non mettere direttamente in contatto il cliente con i contributors saltando le agenzie?
Basterebbe un sito no profit molto semplice e affatto costoso che si presenti come una cooperativa di artisti (illustrazioni, foto, videos), in cui un cliente può fare una richiesta in dettaglio su cosa cerca. Il messaggio viene messo su una board mentre la richiesta parte per email a tutti i contributors.
Chi ha qualcosa che corrisponde ai desideri del richiedente (es. bambino che gioca in una pozzanghera) risponde con una o più immagini con watermark su una pagina apposita a cui ha accesso il cliente.
Questa sarebbe veramente la grossa novità: una risposta mirata “umana”, niente AI, niente 300 foto di una pozzanghera solitaria in un parco da diverse orientazioni. Niente tempo consumato in keywords (come le odio!)

Per i prezzi al cliente si può vedere: prezzo fisso, due fasce di prezzi di cui una premium, a contrattazione privata… è tutto da decidere. Sono regole della cooperativa che devono venire messe in chiaro precedentente. Sono importanti, perchè chi sgarra o non è leale viene messo alla porta.

Il sito sarebbe alquanto semplice, non richiederebbe prestazioni particolari dal server, nè grandi quantita di memoria da gestire. Le uniche spese sarebbero:

  • affitto annuale (poco),
  • spese di manutenzione software (poco se fatta di routine, ma va assolutamente fatta con cadenza settimanale per aggiornare il software e anche per prevenire malware e hackeraggio),
  • spese di design iniziale e eventuali sviluppi se la cosa ha successo (contenute).

Dopo prima vendita personale gli artisti contribuiscono alle spese (gestione trasparente!) con pochi dollari all’anno se si tratta di almeno 1000 – 1500 artisti che aderiscono all’idea.

Ci sarebbe una pagina che descrive la storia della coop, con un bel nome tipo “i fuoriusciti di Shutterstock” e qualche galleria ‘curata’ di foto monografiche su argomenti di attualità tipo quelle di photocase (https://www.photocase.de/) che mi piacciono molto.

Nessuna percentuale sulla vendita.
Massima pubblicità alle vendite condotte con successo.
Nessuna esclusiva a priori, ma può far parte della trattativa col cliente.

Tutto da discutere nei dettagli, la mia è una pietra buttata nello stagno, vediamo se fa cerchi…

Il tradimento di Shutterstock

shutter-red-b by .

Nel mondo microstock al momento non si parla d’altro: dal 1 giugno le percentuali delle royalties di Shutterstock sono cambiate.
In meglio o in peggio? Direte voi.
In peggio naturalmente e comunicate con solo un paio di giorni di anticipo.

In sostanza se il giorno prima prendevo 36 centesimi di dollaro per download ora sono retrocessa a 10 centesimi per download.
Se vendo tanto posso aspirare ad avere di più, ma all’inizio di ogni anno si riazzera il vantaggio creato dalle vendite, si riparte da capo e devo rimettermi a correre.
Ci sono è vero anche le vendite speciali che ogni tanto ti portano in tasca qualcosa, ora comunque anche quelle più che dimezzate in valore.

Non c’entra il COVID o una perdita di Shutterstock. Da quel che ho raccolto in giro la società è in fiore, non ha debiti, ha parecchi milioni di dollari in cassa e sede nell’Empire State Building a NY.

Il nuovo sistema penalizza al massimo i piccoli contributors con qualche migliaio di immagini in vendita, che poi sono quelli che maggiormente dipendono dalle royalties spesso anche per la loro sopravvivenza.

Insomma una bruttissima sorpresa.

E poi quello schiaffo dei 10 centesimi, quando ogni foto la progetti, la ispezioni al 100% per vederne i difetti, la processi con Photoshop o simili e poi ci fai sopra le keywords (lavoro noiosissimo ed odioso) stando attenta a mettere davanti le più significative o a delineare le 10 più importanti per l’idiosincrasia di qualche agenzia. Un casino di lavoro.
Forse non lo sapete, ma in questo mercato così bizzarro per la stessa immagine puoi ricevere una royalty da pochi centesimi a 100 dollari o più a seconda dell’agenzia e dall’opzione di acquisto scelta dal compratore. La situazione non è una rarità.
Allora non puoi fare a meno di pensare “questi 10 centesimi mi fanno perdere la vendita più sostanziosa da un’altra parte”.
Così cancelli da Shutterstock quell’immagine. E poi tutte le altre con un qualche potenziale di vendita e lasci solo le tue prime quando avevi poca esperienza di post-processing e in verità sono proprio bruttine… ma forse per 10 centesimi possono anche venderle…
Poi per completare l’opera togli i links al tuo portfolio di Shutterstock dal tuo blog, dal tuo sito, ecc.

E finalmente ti senti meglio!

La vita al tempo del corona virus

FOUTAIN-s by .

Con questa storia del corona virus i giorni sono diversi dal solito.
Il mio lavoro sul web non ha subito scosse, c’è più tempo però per riscoprire la natura e i meli in fiore: l’aria è più cristallina ed è bellissimo andare in bici nei dintorni.
Insomma c’è più tempo per guardarsi attorno ed apprezzare quello che si ha vicino a noi. Ho preso in mano alcune mie foto locali e le ho “acquarellate”, un mio tributo di affetto a questa cittadina universitaria dall’aria sanamente rurale ma a solo 20 minuti di metro dal centro di Monaco.

Stock images: è giunto il momento del sito personale?

Mishmash objects with statue by Luisa Fumi.

Riflessioni sul microstock

Stato dell’ arte

Frequento non proprio ogni giorno ma quasi il forum microstockgroup popolato dai fotografi che contribuiscono con le loro immagini alle più conosciute agenzie di microstock. Così, per sentire il polso della situazione. Per lo più ne escono alti lai sul deterioramento della professione e sulle percentuali delle royalties sempre in diminuzione.
E’ vero, per i contributors la crisi c’è ed è in un buco nero.
Complice la diffusione di macchine fotografiche e smartphones sempre più perfezionati, il mercato è inflazionato: l’ offerta è enorme, di qualità da sufficiente a eccelsa. Le agenzie ne approfittano, i compensi calano. La concorrenza fra le agenzie stesse sembra sempre più spietata e le più piccole soccombono.

A cosa servono 100 milioni di immagini?

Le agenzie ora possono contare su perlomeno diecine di milioni di immagini.
Ma siamo sicuri che la scelta del cliente funzioni al top?
Come si fa ad arrivare all’immagine “giusta” se le statistiche dicono che la maggior parte degli utenti in una ricerca non va oltre la prima pagina o al massimo guarda le prime tre?
Sembra che le agenzie per non fare uscire sempre le stesse immagini in una data ricerca le ruotino, in parte random, in parte seguendo criteri che vengono aggiustati di volta in volta.

Mi chiedo se valga la pena di sprecare tanto tempo nel keywording che è la parte più noiosa dell’image processing. Ma soprattutto: che senso ha per un’agenzia possedere tante immagini se poi è come se ne avesse solo qualche migliaio da far vedere ?
Mi domando se non siamo anche qui in un buco nero di crisi.

Una via d’uscita

Forse è giunto il momento di rispolverare con altri criteri il sito personale, dove il fotografo vende da solo le proprie immagini.
Non un sito generico però, altrimenti ci confonderemmo con le piccole agenzie che hanno già vita difficile.
Un sito monografico su un argomento di interesse piuttosto ampio, che possa contenere qualche migliaio di immagini, ben studiato, diviso magari in gallerie secondo sub-categorie, facile da sfogliare dagli appassionati del genere: da chi cerca ad esempio immagini di sport, di difesa personale o alpinismo, di una certa regione Europea alquanto turistica, uno stile di vita vegano, concerti rock, energie sostenibili e altri temi molto attuali oppure un po’ retro tipo steampunk.
Magari aggiungendoci vicino un blog, che male non fa.
Pensate un po’ alle vostre passioni, a cosa vi piace fotografare di più: nel vostro cassetto (digitale) sono sicura che avete immagini in quantità.
In questa maniera le tanto sudate keywords estratte e divenute tags delle vostre pagine non vengono sprecate ma verranno usate da Google (o ancora meglio da Duckduckgo) per far trovare nelle ricerche proprio le vostre foto.
Parola mia, provato sulla mia pelle e funziona! 😀

Le vostre 2000 – 4000 immagini abilmente presentate e SEO ottimizzate possono farsi valere tutte e piazzarsi bene da sole con i motori di ricerca.

E poi perchè limitarsi ad un unico sito monografico? Sulla falsariga del primo potete crearne altri.
Coraggio, che forse una via di uscita c’è.

Dopotutto non occorre attirare milioni di visitatori e spendere follie in pubblicità quando ci si può permettere di tenere tutto il ricavato.

stock by .

UN SITO DI STOCK IMAGES TUTTO MIO

WOMAN-POSTER2-300 by .

Da un sacco di tempo volevo un mio sito personale dove vendere immagini.
Ci avevo già provato in passato senza molto successo: i problemi di manutenzione del sito erano troppo gravosi anche automatizzando parzialmente l’upload delle immagini.

Insomma ci avevo messo proprio una pietra sopra fino a quando una serie di considerazioni (di cui riferisco qui sotto) mi hanno fatto ripensare al progetto.
Ora però ce l’ho fatta: ho un sito automatizzato in tutte le sue parti, semplice da mantenere e mi pare funzionale e piacevole per l’utente.
Ho scelto per cominciare solo un mio prodotto di nicchia: la divulgazione high res di immagini antiche dai libri di antiquariato che colleziono con grande passione e che restauro e riproduco digitalmente con un procedimento collaudato e messo a punto in anni di esperienza

Le considerazioni preliminari:

  • Il mercato delle stock images è ormai inflazionato: tutti possono scattare foto di qualità con macchine fotografiche a buon prezzo e con cellphones. L’offerta e la concorrenza sono enormi.
  • Le agenzie lavorano con decine di milioni di immagini (a dir poco), ricercare lì in mezzo quelle ‘giuste’ per il cliente non è un compito facile.
    Mi sembra che troppe immagini comportino un effetto boomerang: già dopo aver sfogliato online 4-5 pagine piene di foto o illustrazioni l’interesse decade rapidamente. Mi domando se le mie immagini caricate sui siti delle agenzie vengano trovate anche se curo in maniera maniacale le keywords perdendoci molto tempo su.
  • Una riprova ai miei dubbi mi viene purtroppo dal fatto che – pur dopo aver alimentato di qualche migliaio di immagini i miei accounts sul pugno di agenzie dove ancora vale la pena di postare – il rendimento in royalties anche se non cala non aumenta.
  • Leggendo poi il muro del pianto che sono diventati i forums specializzati, mi viene un altro brutto pensiero: che non solo le royalties siano ormai in generale alquanto modeste ma che non esista nessun controllo su quante nostre immagini vengano effettivamente vendute. Ci fidiamo?

Mi sembra che occorra a questo punto riprendere in mano l’iniziativa e giocare nel web le proprie carte in maniera differente. Come fare? Sbrigliando la fantasia mi viene in mente che la soluzione potrebbe essere una coperativa online di artisti collegati in un megasito dove ognuno ha il suo spazio-sito e la sua nicchia-specialità personale

Era un po’ questa l’idea di Simbiostock che però sembra non abbia funzionato. Probabilmente il difetto non stava nell’idea in sé ma nella sua realizzazione. Le intenzioni di partenza parevano buone: ho anche usato il loro plugin per la gestione delle immagini che mi è però sembrato alquanto farraginoso.

Comunque il primo problema da risolvere rimane come realizzare un sito stock personale completamente automatizzato. Una volta costruito e funzionante, può eventualmente mergersi con strutture analoghe e crescere assieme.

Come il cane che rosicchia l’osso ho cominciato ad affrontare di nuovo l’idea del sito stock personale scomponendolo in task semplici.

I requisiti minimi del sito:

  • il sito deve essere veloce altrimenti non è competivo e viene penalizzato dai motori di ricerca: il host deve essere scelto con gran cura
  • Il sito deve utilizzare una connessione sicura: il protocollo SSL è ormai indispensabile per ogni sito per bene e in particolare per uno shop
  • il sito deve essere in regola con le direttive EU: questo vuol dire privacy policy e prezzi con tasse in evidenza.
  • Lo spazio del sito non deve essere limitato a pochi Gigabytes

Gli automatismi necessari

    Certo è sempre possibile preparare manualmente le pagine dei prodotti dello shop o caricare manualmente le immagini, ma non è questa la strada per poter avere un sito aggiornabile senza fatica ogni giorno. Mi sono posta il problema di come fare per automatizzare completamente l’aggiornamento senza intervento manuale:

  • Le immagini devono essere caricate a blocchi per ftp, la connessione più veloce fra il vostro computer e il server online
  • Occorre estrarre offline i metadata dalle immagini automaticamente, soprattutto le keywords estremamente importanti per l’ottimizzazione delle pagine web per i motori di ricerca dove vengono usate come tags
  • Occorre caricare tutti i dati per popolare un blocco di pagine web dello shop automaticamente con un file di testo. Un protocollo generalmente usato sono i files .csv preparati in ambiente Excel.
  • I files .csv a loro volta devono essere costruiti offline dai dati delle immagini e completati con i rimanenti parametri delle pagine dei prodotti (categorie, url’s dei files da scaricare ecc.) in maniera automatica

Last but not least…

Un ultimo requisito importante: l’investimento monetario iniziale deve essere modesto.
Occhio ai costi dunque: quando e se l’agenzia personale prende le ali si possono allargare i cordoni della borsa.

Nella prossima puntata: COME INIZIARE A VENDERE STOCK ONLINE CON UN INVESTIMENTO DI 171$

Microstock: cosa fotografare

Cosa fotografare che possa interessare un acquirente?

Non c’è limite al brutto.

Posso scioccarvi? Non sempre le vostre foto più belle coincidono con le più vendute.
guardate alcune mie immagini, vendute e rivendute attraverso gli anni :

una camicia scozzese isolata su bianco

red winter shirt with tartan pattern


una grata metallica per terra

grunge and dirty iron floor plate with diamond motives
un cartello di lavori in corso

road in maintenance signal on a urban pavement


una pianta di pomodori…

Gardening on the balcony, potted tomato plant with ripe cherry tomatoes to be harvested

… questa cornice vuota è il mio best-seller da Shutterstock è ha totalizzato finora solo lì la bellezza di 616,28 dollari di royalties!

non dico proprio che non c’è limite al brutto e banale, ma spesso guardando una foto ho pensato: mah, mettiamola pure anche se non si venderà. E invece…

Per compensare fra i miei best sellers ci sono alcune foto iconiche di edifici tipo il palazzo reale a Genova

Royal Palace (Palazzo Reale or Palazzo Stefano Balbi)) in Genoa, Italy is  beautiful example of monumental architecture. Building begun on 1618 for the Balbi family

o luoghi fotogratissimi come L’Englischer Garten a Monaco, qui in una calda giornata di Ferragosto,

MUNICH, GERMANY-AUGUST 15, 2013. People enjoy the sun on the green of the Englischer Garten in Munich on a summer holiday day

che comunque da anni vendono sempre molto bene.

Per contro alcune immagini che mi sembrano bellissime, sembra che piacciano solo a me.

La nicchia, un mito da sfatare.

Molti vi diranno: trovate la vostra nicchia, trovate un campo nuovo dove c’è poca concorrenza.
A me sembra importante invece come vi guardate attorno. Vi direi piuttosto di rivisitare le strade già battute senza paura: più che la tecnica è importante il contenuto e il vostro punto di vista.
Fatevi pure ispirare dalle foto più popolari nelle agenzie di microstock , ma riproponetele in maniera nuova: pensate al concetto che volete esprimere e a una prospettiva un po’ inusuale. Se si tratta di un paesaggio focalizzatevi su un particolare significativo, quello che della scena vi colpisce di più.

Venice, Arsenal dockyard built in 1104 with ancient docks, the powder house and a piece of modern art presented at the Biennale di Venezia

Siate creativi, è la parte più divertente di tutta la faccenda microstock

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